/ La nostra storia

Storia della Clinica: cap. 3 (il tempo della semina)

Questo terzo articolo racconta i sacrifici e il coraggio che hanno portato alla creazione della Clinica dentale Cappellin.

Gli inizi lavorativi sono ormai alle spalle: dal 2003, anno in cui tutti i soci hanno intrapreso l’attività nei vari studi, si susseguono anni di lavoro, formazione e investimenti, di tempo libero “fisiologico” all’inizio della professione, investito nella ricerca di nuove strade e nuovi approcci; penso che proprio in quegli anni sia stato seminato nelle menti di Mario e Fabio il primo abbozzo della Clinica.

La volontà ogni giorno di rendere più efficiente, più personalizzata, con una propria impronta la vita lavorativa di uno studio pre-esistente doveva ritagliarsi i propri spazi, guardare con uno sguardo benevolmente critico a quella che era stata un’impostazione che aveva portato a uno studio di successo, ma pur sempre uno studio voluto da un’altra persona, per poter implementare ogni aspetto possibile.
Tante sono state le novità tecnologiche, strategiche, di suddivisione degli spazi operativi introdotte, poco per volta in quei primi anni, investendo tempo, risorse, collezionando sicuramente alcuni fallimenti, ma rimettendosi sempre in gioco, seguiti passo passo dal Dr Silvano che si ritrovava “in casa” un paio di apprendisti stregoni, sempre intenti a cercare e innovare. Sono stati anni di intenso lavoro di ricerca di una direzione personale da intraprendere, di introspezione per capire dove andare.

Tutto questo lavoro, non scevro di tensioni, fatica, ma sempre sostenuto dall’entusiasmo giovanile e dal paziente affetto delle persone professionalmente più preparate, è stato necessario perché, poco per volta, nascesse l’idea di creare qualcosa di nuovo, di mettersi alla prova da zero, per rendersi autonomi e testare le linee guida che si stavano delineando. Lo studio di Scalenghe è stato certamente una palestra eccellente, per ciò che ha fornito come base e per la libertà che ha comunque concesso, di “sperimentare” nuovi approcci che si sarebbero rivelati essenziali per il futuro.

Qualche anno dopo, era il 2006, si presentò l’opportunità di rilevare uno studio poco distante dalla sede di Scalenghe: purtroppo un collega era deceduto lasciando familiari e pazienti senza un medico, catapultando la piccola, ma ben avviata struttura, nel caos. I colleghi accettarono la sfida, iniziando un appassionante e spesso faticoso lavoro di ristrutturazione, non solo pratica (l’appartamento che accoglieva lo studio non poteva dirsi molto curato, anzi, un persistente odore acre di fumo e la necessità di rinnovare l’attrezzatura erano evidenti segni del percorso di malattia del titolare).
Mario e Fabio vollero, già allora, essere indipendenti e non gravare su nessuno da nessun punto di vista, economico, pratico, di scelte più strategiche, forse volevano testare se stessi, vedere se ce l’avrebbero fatta (vi tolgo ogni suspance: ce la fecero, eccome!), essere responsabili al 100% delle loro scelte, anche nel caso si fossero dimostrate non oculatissime o di successo.

Nonostante questa loro coraggiosa scelta di autonomia, tutti quanti fummo felici di dare un contributo, anche chi non c’entrava molto con l’odontoiatria.
Ricordo che Alessia, una cara amica, si offerse di seguire la postazione di segreteria per mesi e mesi, rendendo con le sue doti innate di gentilezza e intelligenza, un servizio inestimabile a quel piccolo studio che stava rinascendo.

Amici e parenti misero a disposizione le loro competenze per dare un nuovo aspetto ai locali (ancora mi ricordo delle pareti marmorizzate che accoglievano all’ingresso, con un senso estetico e di ricercatezza che poi sarebbe tornato, più tardi, nelle scelte stilistiche per la Clinica), il lavoro immane di ricontattare tutti i pazienti tramite lettera (più di 10 anni fa era il modo più efficace, soprattutto in un piccolo centro urbano), di riprendere le fila delle terapie, di adeguare alla sempre crescente burocrazia tutto quanto.
Ricordo come Mario e Fabio fossero contenti, quasi esaltati, da questa esperienza, di avere un proprio studio, di poter, come un banco di prova in piccolo, testare innovazioni, intuizioni, soprattutto dal punto di vista gestionale e del personale.

Oggi, a distanza di molti anni e di molti chilometri, saluto con affetto e riconoscenza i pazienti che, conquistati dall’approccio dei colleghi, continuano a concedere la loro fiducia a due ex-giovani dentisti, preferendo continuare il lavoro presso la Clinica nonostante i disagi logistici (con l’avvento del progetto della Clinica, come si può ben capire, lo studio di Villafranca è stato chiuso); credo che questa sia la miglior testimonianza della bontà di ciò che cercarono e riuscirono a fare a Villafranca. Ci misero veramente tutto in quello studio e penso che un po’ di cuore ce l’abbiano lasciato!

Ti è piaciuta questa storia? Se vuoi leggere i due capitoli precedenti clicca qui: capitolo 1, capitolo 2

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