/ La nostra storia

Storia della Clinica: cap. 10

Questa mattina il reparto di Ortodonzia e Pedodonzia si trasferisce al 4° piano - c’è un corso interno di aggiornamento per medici e personale di assistenza proprio nella sala d’attesa del 1° piano.

Saliamo ai piani alti 😉

Mi stupisce sempre la vita, con la sua ironica capacità di far accadere le cose proprio nel momento giusto… Sono davanti al computer per scrivere il capitolo della storia della Clinica (quello relativo all’apertura del 4° piano) e rifletto sul fatto che sia l’inizio che la fine di questa breve cronaca, sono accomunati dalla consapevolezza di come la Provvidenza governi le nostre esistenze e che, nel caos apparente, nulla accada per caso.

Ho deciso quindi di non fare una sintesi dei progetti minuziosi e dei preparativi immensi necessari per aprire  il 4° piano, sono stati simili a quelli del 1°, se vi fa piacere rinfrescare la memoria (e oggi ce n’è veramente bisogno 😅), ecco dove potrete trovarne il resoconto.

Vi descriverò invece la mia mattinata entrando in Clinica non dalla solita porta scorrevole al 1° piano, ma dalla gemella su al 4°, come una Alice che, attraversata l’anonima e quotidiana porta, si trovi invece catapultata in un’altra realtà…

1. La salita

In un impeto di folle e per me inusuale desiderio di attività fisica, decido di salire utilizzando le scale…

Dal pian terreno, si viene avvolti da un crescendo di luce che culmina nello spazio antistante l’ingresso del 4° piano in cui trovi ad aspettarti una vegetazione lussureggiante, con piante convinte di essere esemplari tropicali che ti confermano che sei nella giungla e non a Pinerolo, visto il caldo degli ultimi giorni.

Boccheggio un po’ e striscio il badge sul sensore.

E mi si apre davanti la porta del 4° piano.

2. La prima tappa

La freschezza dell’aria condizionata mi accoglie come un salvataggio in extremis e questo mi fa vivere l’identica esperienza dei nostri pazienti che riprendono fiato sulle poltrone della sala d’attesa dopo il caldo torrido sperimentato, sperando in un piccolo ritardo o imprevisto del medico curante per rinfrancarsi e godersi il Paradiso condizionato.

Dopo il caldo afoso e indistinto, tutto ritorna nitido.

Sento il caloroso (questa volta non fastidioso o opprimente) saluto  - “Buongiorno, dottoressa!” -  delle segretarie; rispondo con un sorriso, ma il mio sguardo è già calamitato altrove.

La vetrata mi rapisce con la sua bellezza: tutta Pinerolo si offre ai miei occhi e si lascia guardare, con il suo caratteristico campanile che mi emoziona sempre un poco.

Ogni volta che salgo, questa immagine si srotola davanti ai miei occhi come un tappeto d’onore fatto di toni di verde e gialli e grigi e mi riempie gli occhi di bellezza, mi solleva lo spirito e lo fa volare un poco più in alto. E’ una boccata spirituale di aria fresca.

Mi beo un poco, forse solo qualche secondo, della bellezza e del silenzio di questo salotto, lungo ed elegante, e poi svolto a sinistra verso l’area clinica.

3. La corsa

Si susseguono porte vetrate a destra e a sinistra, regolari, come nel corridoio di un monastero le sue cellette, e dentro ciascuna unità operativa un medico lavora con la sua assistente, chini sul paziente. Qualcuno parla, si tuffa nella bocca per controllare o proseguire la cura, qualcuno solleva la testa mentre passo e mi regala un saluto, un sorriso o solo un cenno appena velato di sorpresa (non sono quasi mai al 4° piano). Rispondo piano: stanno lavorando, non voglio disturbare…

Qui al 4° è tutto più silenzioso, ovattato, sarà che sono abituata ai livelli sonori dei bambini mischiato con musica di sottofondo e il brontolio del laboratorio oltre la porta vetrata.

4. L’arrivo

Il mio studio oggi è quello panoramico, d’angolo: la fortuna del principiante!

Mi siedo sullo sgabello, sorrido a Stefania che oggi mi assiste e iniziamo la mattinata di lavoro.

5. Riflessioni tornando “a casa”, al 1° piano

Per me il 4° piano è fare capolino nell’ufficio amministrativo e salutare Ilenia o Fabrizia, vedere passando davanti all’ufficio della capo assistenti una coda di cavallo ordinata e scommettere di chi sarà (Elisabet o Alessia oppure ancora Dounia, ma tanto non ci azzecco mai!), cogliere le igieniste che si informano premurosamente con il paziente su com’è andata la scorsa seduta, evitare accuratamente la sala chirurgica per non essere sorpresa dalla nostra infermiera Chiara a prelevare il sangue al paziente (immagine che mi fa sempre rabbrividire e pure un po’ mancare…). Sono scene meno familiari eppure nella sostanza del tutto simili a quelle che vivo al 1° piano.

Anche se esteticamente diverso, il 4° piano non è nient’altro che una ulteriore estensione della Clinica, una diversa espressione di un progetto immateriale e che ha fatto nascere la Clinica prima come idea e poi come mattoni, piastrelle, riuniti e led nei corridoi… Per questo, anche se non lavoro spesso su al 4°, lo sento ugualmente come un posto familiare e mio.

Ora sono nel mio ufficio, a scrivere queste righe, e penso che il 1° piano o il 4° piano, siano “solo” una realizzazione pratica di una costruzione che continua a crescere, oltre i limiti fisici… Non c’è un 5° o un 6° piano nel nostro palazzo, ma con la mente siamo già all’8°!

Non so cosa ci riserverà il futuro, alcune volte sono così coinvolta dal lavoro quotidiano che non riesco a focalizzarlo o a pensarci, ma sono consapevole che non si può arrestare questa energia, questa appassionata dedizione alla salute dei nostri pazienti, questo stare bene insieme, questo voler cambiare, evolverci, migliorare…

Riprendo allora la campagna di quest’anno, Aperti ad Agosto: Se hai bisogno, noi ci siamo.

Se avete bisogno, noi ci siamo perché scegliamo ogni giorno di ESSERE QUI PER VOI e OGNI GIORNO, pensiamo che essere qui sia ESATTAMENTE ciò che vogliamo fare, che la CLINICA sia il posto in cui vogliamo essere, che le persone che compongono il nostro team siano quelle con cui VOGLIAMO LAVORARE e condividere ore intense.

NOI CI SIAMO.

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Storia della Clinica: cap. 10
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