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Alla ricerca della felicità: tratto da una storia vera

La seconda parte della storia di Dounia, la nostra prima strumentista di Sala Operatoria

E’ difficile scrivere il seguito di una storia, è difficile perchè le storie come la mia sembrano quelle storie dei libri che iniziano con c'era una volta e terminano con vissero sempre felici e contenti e in mezzo capitano le situazione più assurde. Spesso ho provato ad immaginarmi cosa sarebbe accaduto dopo quel lieto fine, se i due protagonisti si sarebbero mai lasciati o se avrebbero avuto una famiglia e sarebbero invecchiati insieme. E’ difficile provare ad immaginarlo, sembrano storie destinate a rimanere sospese in una dimensione senza tempo e senza spazio il cui senso sembra rimanere rinchiuso in quel vissero felici e contenti.Non riesco a credere che la persona che ha iniziato a lavorare in questo posto con un pancione e mille incertezze sia la stessa donna di ora, la stessa madre di oggi. In tutti questi anni è questo il ruolo con cui ho dovuto spesso fare i conti con quel sentimento innato che ogni donna si porta dentro.
MADRE è strano come una parola come le altre possa in realtà racchiudere così tanto significato, così tanti ruoli così tanti sacrifici.

Dopo la nascita di Leyla ho ripreso fin da subito a lavorare, all'epoca mio marito non lavorava e dovevo prendermi carico di tutte le spese; ho sempre pensato di non voler far mancare niente a mia figlia.
Questi sono forse stati gli anni più difficili perchè erano periodi in cui mi sentivo tremendamente in colpa nei suoi confronti, il fatto di stare così tanto tempo lontano da lei, è vero era per una giusta causa ma in quei momenti la razionalità sparisce lasciando posto a sentimenti di sconforto e scoraggiamento.
Al lavoro cercavo di non far trasparire niente, non si era ancora creato quel rapporto confidenziale e mai avrei pensato di sfogarmi con qualcuno e confidare le mie frustrazioni; a dire la verità  non pensavo nemmeno si potessero creare questo tipo di rapporti in un ambiente di lavoro, per fortuna su questo ho dovuto ricredermi. Cercavo sempre di dare il massimo e siccome la mia ambizione era quella di non deludere chi mi aveva dato una possibilità mi buttavo a capofitto in ogni progetto e mi rendevo  disponibile in qualsiasi circostanza e per qualsiasi orario ma, quando tornavo a casa, mi domandavo quante cose mi ero persa anche quella giornata che probabilmente non sarebbero capitate mai più.

Non perderti il seguito del filmato che pubblicheremo venerdì 28 Settembre 2018.

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