/ La nostra storia

Storia della Clinica: cap. 9

C’è un che di poetico e profetico nel guardare il mondo attraverso le vetrate della Clinica, finestre limpide, aperte su una realtà in cambiamento.

Vediamo susseguirsi le stagioni tramite gli alberi dei viali su cui si affacciano il laboratorio e gli studi ortodontici; vediamo aumentare l’affluenza al fast food davanti agli studi protesici e alla segreteria quando le scuole terminano; abbiamo visto la città deserta quando viene trasmessa una partita dell’Italia ai Mondiali o al contrario irritazione e caos alla protesta dei Forconi qualche anno fa…

Che ci sia il sole o il buio dell’inverno inghiotta la maggior parte delle ore della giornata, puoi alzare lo sguardo e vedere lo scorrere lento o concitato di Pinerolo e dei suoi abitanti, ne puoi sentire le voci, i clacson, i ritmi. E poi arriva la sera e ti vedi riflesso in questo specchio nero e lucido, costellato di stelle aranciate dei neon e della scritta sgargiante del solito fast food 🍔🍟

In Clinica sono passate nei primi sei anni di attività migliaia di persone per un totale di 106.045 appuntamenti 😳

E’ ovvio che i primi mesi del primo anno di attività le agende dei medici non siano state così fitte, ma è stato un crescendo di ore lavorative nella giornata e di giorni lavorativi settimanali, fino al culmine del luglio 2016 in cui il primo piano della Clinica è come traboccato per risalire le scale del nostro bel palazzo e raggiungere il tetto vetrato, come un geyser di energia inarrestabile e spettacolare.

Quanti medici o personale si sono avvicendati nelle sale operative e in segreteria? Bella domanda… Riguarderò con voi alcune foto del team che proprio dall’apertura della Clinica è diventata un’esigenza annuale.

Dallo sparuto drappello di eroi temerari del 2010, a cui era sufficiente un angolino della sala d’attesa, siamo passati, anno dopo anno, alla foto scattata ieri in cui l’inestensibile sala d’attesa è stata terrazzata, come si fa per permettere la coltivazione su terreni scoscesi, per accogliere tutti in una piramide coreografica di persone (a cui si sono uniti, proprio nel famoso angolo della prima foto istituzionale, i bimbi appena nati o di pochi mesi di alcune nostre dipendenti e collaboratrici). Quante facce si sono prima aggiunte, poi tolte oppure le vedi rispuntare l’anno successivo (magari una maternità o un malanno proprio quel giorno). Quanti modelli di divise si sono avvicendati sul nostro personale: qualcuno più amato, altri meno, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, bello e confortevole perché l’abito che indossi ogni giorno non è solo una divisa, ma diventa parte integrante di te, espressione personale e collettiva insieme. Quante acconciature, trucco, montature degli occhiali sono cambiate nel tempo! Se ne rivedo alcune sorrido e penso: ma come potevo pensare di stare bene così? COSI’???? Sorrido perché credo che tanti si facciano la stessa shoccante domanda 😅

Ma è come sfogliare un voluminoso e un po’ usurato album di famiglia che ti scopri a riguardare ogni tanto con un misto di imbarazzo e divertimento; il susseguirsi di immagini, sempre uguali eppure con particolari molto diversi, ti fa capire come il tempo, non visto, trascorra inesorabilmente e dalla gioventù ti porti all’età adulta e poi ancora oltre.  

A parte le meteore che sono solo transitate nel nostro cielo per poi dirigersi altrove, ricordo bene i visi e i nomi di ogni persona venuta in Clinica e scelta per le sue doti, le sue promesse, i suoi sogni, persone in cerca di un lavoro oppure di qualcosa di più, di un riscatto, di un’occasione, di un porto sicuro in un mare che ha tante insidie per un giovane che voglia trovare e costruire la propria realizzazione, anche grazie alle mansioni svolte quotidianamente. Qualcuno è rimasto con noi alcuni anni e poi, come capita, ha scelto di non continuare a camminare lungo l’itinerario tracciato per la Clinica; altri sono qui dal primo giorno e la mappa e la bussola ce l’hanno nella mente e con i loro occhi vedono nuovi traguardi e nuove sfide oltre il velo della realtà.
Il viso che mi manca più di tutti però è quello del dr. Silvano che, dopo alcuni anni di intenso e straordinario lavoro, ha tagliato il meritato traguardo, non della pensione, macché… secondo voi può bastargli? NOOOO, certamente, ma almeno di riappropriarsi del suo tempo per dedicarsi alla sua continua formazione e alla cura dei pazienti nello studio medico di Scalenghe. Ci sono molte occasioni in cui ci si vede, ma non è proprio la stessa cosa 😅

Anche la Clinica è cambiata, già lo sapete! Alcune sale si sono solo evolute (gli studi operativi ortodontici hanno mutato la loro pelle e si sono arricchiti di nuovi colori e immagini per i più piccoli), altre hanno subito una metamorfosi lenta ma decisiva, cambiando totalmente la loro destinazione d’uso, ma la struttura ha sempre mantenuto la sua immagine compatta e uniforme.

I cambiamenti sono sempre stati intuiti e se possibile precorsi, per dare una risposta o un servizio appena se ne sentisse la minima esigenza. Almeno questo è ciò che ci sforziamo di fare ogni giorno, ben prima del primo giorno della Clinica.
E il motore del cambiamento è sempre stato il paziente. Per noi tutti, il paziente, la persona che sta dietro l’appuntamento che oggi deve curare un dente o che viene per allineare il suo sorriso, è il motivo per cui lavoriamo, ci impegniamo, cambiamo, miglioriamo. Temo proprio che non ci sia nel mondo una sala d’attesa capiente abbastanza da contenere tutti i nostri pazienti in una foto di gruppo, ma se ci penso bene, quella del primo piano è stata grande abbastanza per accoglierli, giorno dopo giorno, anno dopo anno, un appuntamento dopo l’altro, nelle loro necessità, nei loro desideri, nella loro aspirazione a stare meglio, a sorridere di nuovo con gioia e serenità. Fino al 2016.

E allora il riflesso che di sera fonde sulle vetrate della Clinica l’esterno con l’interno diventa un po’ l’immagine di come questo luogo sappia conciliare le richieste e le aspirazioni dei nostri pazienti e le nostre, in un’ideale sovrapposizione in cui distingui entrambe le immagini solo se strizzi gli occhi e ti sforzi di coglierle.

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