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Implantologia dentale: controindicazioni, complicanze e rischi

L'implantologia dentale presenta rischi o controindicazioni? Scoprilo in questo articolo che ti spiega tutto “senza veli”!

Perché molti pazienti si presentano da noi terrorizzati alla sola idea di mettere impianti dentali? La nostra esperienza su ormai migliaia di casi, ci ha insegnato che molto spesso non è tanto il timore di affrontare un intervento chirurgico a frenare i pazienti davanti alla proposta da parte del dentista di mettere impianti dentali per effettuare una riabilitazione di tipo fisso, ma le paure che ci possano essere complicanze dopo l’intervento.
Quante volte ci è stato riferito di quell’amico, dell’amico di “mio cugino” 😅, che sfortunatamente ha perso un impianto dopo aver tanto sofferto?
La paura più diffusa è infatti quella di perdere l’impianto per rigetto o allergia, in secondo luogo quella di considerare l’implantologia dentale dolorosa o di gonfiare e riportare sul viso antiestetici ematomi o lividi. In realtà, come spesso capita, queste sono in genere paure infondate basate sulle famigerate “leggende del terrore”, più che sulle reali conoscenze e sulle statistiche mediche, ma sappiamo che purtroppo creano un blocco psicologico, che blocca molte persone nell’accedere a quella che potrebbe essere la soluzione ottimale per tornare a sorridere e masticare al meglio.

Esiste il rigetto in implantologia? Si può verificare un’allergia agli impianti dentali?

Questa è senza dubbio la paura più infondata, se si vanno ad analizzare con serietà i rischi che possono insorgere dopo aver inserito un impianto. Occorre dire in modo chiaro e tondo che il rigetto degli impianti non esiste; si parla di rigetto di trapianto quando il sistema immunitario di un paziente che è stato sottoposto a un trapianto attacca il nuovo organo, riconoscendolo come estraneo all’organismo. Quindi si può parlare di rigetto quando vi è un trasferimento di un organo da un individuo a un altro o all’interno dello stesso individuo se gli antigeni non vengono riconosciuti; gli antigeni sono una sorta di proteine di riconoscimento, una “carta di identità” che serve appunto al sistema immunitario per identificare ciò che è “self” cioè proprio, da ciò che non lo è e che viene attaccato per essere distrutto o espulso dall’organismo.
Ciò non può avvenire contro un impianto perché non è un tessuto vivente con i propri antigeni, ma una vite di titanio, per definizione è un materiale inerte, soprattutto se di prima qualità. Esistono infatti molte marche di impianti, ma alcune non presentano un titanio “puro”, soprattutto se provenienti da Cina, Sud-America ed Est Europa, dove i controlli di qualità sono estremamente inferiori; presso la nostra clinica usiamo solo impianti prodotti in California (USA) in un centro di produzione che il dr. Mario R. Cappellin è andato a visitare di persona prima di iniziare la collaborazione, ma in genere tutti gli impianti prodotti nell’Unione Europea e negli USA rispettano rigidi requisiti sulla purezza del titanio.

Fin dalla fondazione, non abbiamo mai usato metalli (che pure ancora molti dentisti usano come armatura delle corone dentali) e abbiamo sposato la filosofia metal free, in cui i nostri restauri sono in ceramica integrali e perciò privi di metalli che possono causare intolleranze ed allergie come il nichel, il cromo, il cobalto e il rame.
In aggiunta a questa precauzione, anche i monconi implantari (che collegano la corona in ceramica integrale all’impianto), sono da noi prodotti in titanio di grado 5, per garantire che tutto ciò che viene posizionato in bocca al paziente sia in materiale ipoallergenico.
Una prova che il titanio è un materiale bene accetto al nostro organismo è dato dal fatto che le cellule dell’osso adiacenti agli impianti dentali si “legano” al titanio e lo “inglobano”, tanto che si parla proprio di osteointegrazione per indicare il processo con cui l’impianto viene a essere un tutt’uno con l’osso in cui è posizionato. In realtà non esiste quindi alcun rischio legato al rigetto in quanto il titanio, il materiale utilizzato per gli impianti, ha un’eccezionale biocompatibilità perché l’organismo non lo considera un corpo estraneo, ma appunto al contrario lo integra nell’osso.

Esistono rischi degli impianti dentali? Ci possono essere fallimenti?

L’insuccesso implantare si definisce come perdita precoce o tardiva dell’impianto ed ha una percentuale specifica per ogni operatore (in relazione al tipo di impianto utilizzato, ma soprattutto all’esperienza del chirurgo); in media la percentuale di successo è del 97%, ma un chirurgo esperto con impianti di prima qualità può arrivare anche vicino al 99% (presso la nostra clinica al momento in cui scriviamo, considerando gli ultimi 5 anni è del 99,7%).
L’insuccesso degli impianti dentali è quindi molto raro, se tutto viene fatto a regola d’arte da un operatore esperto, ma quando accade è il più delle volte dovuto a una mancata osteointegrazione (cioè quando le cellule dell’osso non si legano alla superficie dell’impianto, che quindi non risulta “saldato” all’osso) a causa di un’infezione batterica dei tessuti intorno all’impianto oppure perché si sceglie di caricare subito l’impianto (carico immediato, di cui parleremo in un altro articolo sulla differenza fra all on four / all on six e toronto bridge), quando le condizioni non lo consentono (osso troppo poco denso, solitamente). La letteratura scientifica riporta che la percentuale di insuccessi implantari è molto più elevata nei grandi fumatori, perché il fumo rallenta decisamente i processi di guarigione; per questo motivo è importante limitare al massimo il fumo di sigaretta quando ci si sottopone a un intervento di chirurgia orale.


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Ci possono essere altri rischi chirurgici dell’implantologia?

Alcuni pazienti hanno spesso timore che dopo l’intervento chirurgico si possano manifestare emorragie, ma questo è un evento molto raro e comunque non grave, perché anche in pazienti che fanno uso di anticoagulanti, le moderne tecniche di implantologia utilizzate nella nostra clinica permettono un intervento davvero mininvasivo; in molti casi addirittura si utilizza la chirurgia computer guidata, che prevede l’utilizzo di una dima chirurgica, mediante la quale si possono posizionare gli impianti con estrema precisione, senza neppure dover tagliare la gengiva, ma operando solo dei minuscoli fori (4 mm di diametro) attraverso cui vengono inseriti gli impianti, i quali una volta inseriti fanno da “tappo” e prevengono il rischio di sanguinamento.
In aggiunta a queste precauzioni, presso la nostra clinica si utilizzano anche concentrati piastrinici ricavati dal sangue del paziente, i quali accelerano la guarigione e soprattutto garantiscono una coagulazione praticamente immediata e una stabilità della ferita, che già dopo poche ore dell’intervento appare priva di coaguli.
Nei casi di pazienti a rischio (problemi di coagulazione o assunzione di farmaci anticoagulanti che non si possano sospendere o sostituire con eparina), subito dopo l’intervento il paziente è tenuto in osservazione in una comoda saletta postchirurgica, sotto l’attenta sorveglianza di un’infermiera professionale, che dimetterà il paziente solo dopo essersi assicurata della totale assenza di possibili sanguinamenti.

C’è la possibilità di lesioni nervose nell’implantologia mandibolare?

Il rischio maggiore durante l’intervento per posizionare impianti nella mandibola in zona posteriore è quello di potersi avvicinare troppo o anche di ledere il nervo alveolare inferiore, cosa che può creare una parestesia del labbro inferiore (ovvero una non corretta sensibilità di quella zona, come se ci fosse ancora l’anestesia); questo rischio è decisamente basso, se si procede in sicurezza, soprattutto se si inseriscono gli impianti dentali mediante chirurgia computer guidata, che assicura un ottimale posizionamento degli impianti secondo una attenta programmazione eseguita sulla TC (tomografia computerizzata), pianificazione che naturalmente tiene conto della posizione del nervo e permette di scegliere lunghezza e diametro degli impianti in modo da tenersi lontani dal nervo alveolare.
Solitamente i danni al nervo avvengono per errore chirurgico, nelle procedure di inserimento manuale degli impianti, quando appunto si inseriscono “a occhio”, senza alcuna guida; anche in questo caso i danni gravi sono rari, solitamente la parestesia è temporanea e si risolve spontaneamente. La possibilità che il nervo venga interessato dalle procedure di fresatura del sito implantare è solitamente maggiore in caso di operatori inesperti o che eseguano pochi interventi di implantologia, come spesso avviene nei casi di studi dentistici generici con operatori non specializzati nella chirurgia orale; tuttavia può accadere anche ad operatori esperti ed è per questo motivo che l’utilizzo della chirurgia computer guidata costituisce una maggiore sicurezza ed è sempre consigliata, in caso di necessità di inserire impianti in mandibola posteriore, nella zona del nervo alveolare.

L’implantologia dentale è dolorosa?

Per inserire impianti dentari occorre sottoporsi a un piccolo intervento chirurgico assolutamente indolore; durante l’operazione non si prova dolore, perché prima dell’intervento viene eseguita una anestesia locale e per qualsiasi minimo fastidio, anche in corso d’opera si può sempre aumentare la dose di anestetico. Se si è un po’ agitati, inoltre, si può ricorrere alla sedazione cosciente con il protossido d’azoto che, oltre a garantire una sensazione di rilassamento, dà una minor percezione di quello che sta accadendo: il tempo sembrerà scorrere più velocemente, con il vantaggio di tornare perfettamente coscienti appena viene rimosso.
Si può quindi affermare con sicurezza che non è doloroso inserire un impianto, piuttosto si può avvertire un po’ di fastidio subito dopo l’intervento, quando inizia a passare l’anestesia locale; per questo motivo dopo l’intervento è opportuno somministrare subito un antinfiammatorio, che avrà un’azione di prevenire l’insorgenza del dolore e soprattutto l’infiammazione. La terapia potrà essere continuata per 2-3 giorni, a seconda del paziente, ma spesso capita che i pazienti la interrompano prima perché non provano dolore e preferiscono non assumere il farmaco inutilmente.
Ovviamente se ci sono più impianti da inserire o si lavora sua una situazione ossea molto compromessa, che necessita anche di ricostruzioni ossee, il fastidio potrà essere maggiore, ma sempre gestibile con normali antidolorifici.

Si prova dolore nei giorni successivi all’inserimento degli impianti?

Subito dopo l’intervento è normale che la gengiva possa essere un po’ gonfia e dolorante, soprattutto dove è stata eseguita l’anestesia e dove sono stati posizionati i punti. Si può percepire per circa 4-7 giorni una sensazione di gonfiore o indolenzimento.
La zona va tenuta pulita utilizzando sciacqui con un collutorio contenente clorexidina e una volta rimossi i punti verranno spiegate le manovre di igiene domiciliare che andranno scrupolosamente seguite; inoltre occorre astenersi dal fumo o ridurlo veramente al minimo, in quanto estremamente dannoso per l’osteointegrazione e spesso anche causa di infiammazione e dolore.
Per tenere sotto controllo il dolore post operatorio è fondamentale seguire la terapia antinfiammatoria e antibiotica, che verrà spiegata al termine dell’intervento.
La paura che possano comparire lividi o ematomi è molto diffusa, ma questi non si presentano spesso, a parte in pazienti che presentano problemi di coagulazione o in caso di interventi molto estesi (in questo caso il chirurgo lo farà presente prima dell’intervento); in ogni caso, con una normale pomata (Ematonil per esempio) i lividi scompaiono in 5-7 giorni.
Raramente, se insorgono infezioni (soprattutto nei grandi fumatori che non seguono il consiglio di ridurre drasticamente il fumo oppure in chi non segue scrupolosamente la terapia farmacologica prescritta) ci può essere dolore a distanza di 2-3 giorni dall’intervento; in questo caso occorre subito rivolgersi al medico, che prescriverà la terapia adeguata, in modo da evitare danni agli impianti e far scomparire i sintomi dolorosi entro 12-24 ore.

Quali sono le complicazioni dell’implantologia?

Una reale complicanza, poco conosciuta dai pazienti, a cui può andare incontro qualsiasi impianto, indipendentemente dal tempo che è passato da quando è stato inserito, è la perimplantite o malattia perimplantare. Con questo termine si indica un processo infiammatorio che colpisce i tessuti attorno all’impianto, con probabile origine batterica; esso in genere inizia a livello superficiale coinvolgendo il tessuto gengivale che si presenta infiammato, arrossato e dolorante con sanguinamento più o meno accentuato, anche spontaneo.
Accade più spesso nei pazienti che non si presentano ai controlli e che non seguono una corretta igiene orale e, se non si interviene tempestivamente rivolgendosi al dentista, questa infiammazione andrà a progredire in profondità coinvolgendo anche il tessuto osseo in cui l’impianto è osteointegrato; in questa fase potrebbe insorgere anche la presenza di pus con cattivo gusto in bocca: una volta coinvolto il tessuto che dà supporto all’impianto, questo non avrà più stabilita, fino a portare alla sua perdita.
Una volta perso l’impianto, tutto il tessuto osseo attorno all’impianto potrebbe essere stato danneggiato dall’infezione e quindi rendere molto difficoltoso l’inserimento di nuovi impianti se non ricorrendo a rigenerazioni ossee, con costi maggiori e tempi di guarigione allungati.
Se scoperta precocemente quando è coinvolto solo il tessuto molle superficiale, la perimplantite può essere curata tramite pulizia professionale e decontaminazioni dei solchi, anche con l’ausilio del laser e con le corrette manovre di igiene domiciliare spiegate dall’igienista.

Come si possono evitare le complicazioni degli impianti dentali?

Anzitutto è buona norma affidarsi sempre a professionisti specializzati e non fidarsi troppo di chi offre prezzi scontatissimi, perché potrebbe accadere che ciò sia dovuto all’utilizzo di marche implantari economiche oppure a operatori che badano più alla quantità degli interventi eseguiti che alla loro qualità.
Per ridurre al minimo le complicanze post operatorie occorre seguire scrupolosamente le istruzioni di igiene domiciliare e la terapia farmacologica prescritta, ma soprattutto astenersi dal fumo. Se è stato eseguito un carico immediato, bisogna fare attenzione anche dopo la consegnata la corona definitiva avvitata all’impianto; è fondamentale seguire i richiami di detartrasi e controlli periodici, perché così si può prevenire l’insorgenza della perimplantite o almeno diagnosticarla precocemente, mettendo in atto le manovre necessarie.
Per incentivare il paziente a presenta a tutti i controlli nel suo interesse di preservare il lavoro fatto, presso la nostra clinica seguendo il programma di controlli e igiene periodiche (ogni 6 o 12 mesi a seconda dei pazienti) gli impianti e i denti avvitati agli impianti sono garantiti a vita.

Ha dunque senso avere timore a mettere un impianto?

In conclusione, possiamo affermare che non c’è alcun motivo per preoccuparsi se si necessita di un intervento di implantologia dentale; occorre però affidarsi a professionisti esperti, meglio se specializzati nel campo, in strutture che abbiano a disposizione le necessarie attrezzature per offrire le più recenti e innovative tecniche, che aumentano sensibilmente la percentuale di successo, soprattutto nei casi più complessi.

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Implantologia dentale: controindicazioni, complicanze e rischi
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