/ Storie del team

La storia di Elisa Rege

Una delle nostre neo assistenti alla poltrona ci racconta la sua storia all'interno della Clinica.

27 luglio 2018, apparentemente un giorno qualunque, che inaspettatamente diventò una data importante da ricordare, dove emozioni e lacrime presero il sopravvento.

Ma partiamo dall'inizio, la prima volta che sentii parlare della Clinica dentale Cappellin frequentavo ancora le scuole superiori; una mia vecchia amica mi disse che cercavano un'assistente di segreteria da inserire nell’organico. Alessia lavorava in clinica già da tempo e mi raccontò di come fosse la vita lavorativa al suo interno, dell'ambiente, dei colleghi, dell'affiatamento, delle soddisfazioni: tutte qualità che risultavano molto positive e che catturarono la mia attenzione.
In ogni modo quell'anno avevo ancora la scuola da finire e un esame da superare. Passò del tempo da quel giorno, era un periodo intenso, molteplici cose da studiare 📚, altrettanti argomenti da riprendere, la tesina, l'ansia dell'esame e l'inizio di una convivenza 🏠. Ma in testa quel pensiero fisso, la voglia e la curiosità di entrare a far parte di quel team, tant'è che passata la maturità non persi tempo, inviai subito il mio curriculum alla clinica. Con grande sorpresa qualche giorno dopo arrivò la chiamata tanto aspettata: mi convocarono per un colloquio, non serve descrivere la felicità di quel momento.

Il giorno del colloquio ero in ansia, ero agitata, ci tenevo così tanto ad avere un posto all'interno della clinica che pensavo di dover fare bella figura a tutti i costi. Finito l'incontro, però, non ero affatto soddisfatta di come fosse andata, potevo fare di più, dimostrare di più, ma sotto tensione non sono mai riuscita ad essere appieno me stessa. Nei giorni successivi arrivò il riscontro: decisero di vedermi un'altra volta per un ulteriore colloquio. Non sapevo cosa pensare: “Magari non sono stata convincente? Magari non sono piaciuta abbastanza? O forse sì?” 🤔. Questa volta mi proposero di seguire un corso di formazione che si sarebbe svolto all'interno della clinica, ovviamente con grande stupore e gioia accettai.

Ma purtroppo la fortuna, in quel periodo, non girava dalla mia parte, perché il corso era stato rimandato in data da definire.
Nel frattempo non ero rimasta con le mani in mano e avevo trovato un altro impiego in un negozio di abbigliamento 🛍, poi in un altro e in altro ancora, perché in questi anni gli unici contratti che vengono fatti (o quasi) sono quelli da tirocinante, dove non importa quanto sei bravo e quanto impegno ci metti, terminati i 6 mesi, c'è già subito un'altra candidata/o pronta a varcare la porta al posto tuo. Nel cuore avevo ancora sempre il sogno di lavorare in un ambiente dove i tuoi sforzi sono riconosciuti e premiati, quella fantomatica clinica in cui continuava a lavorare la mia amica Alessia e che suscitava in me il desiderio di potermi mettere in gioco e far vedere quanto valevo.


Un giorno, aprendo Facebook, vidi un annuncio pubblicato dalla clinica: "9a edizione corso ASO" e in seguito tutte le info a riguardo: non persi neanche un secondo, mi candidai immediatamente e il giorno dopo venni contattata per un primo colloquio di selezione, che fortunatamente passai. Il primo ostacolo era passato, ero iscritta al corso e non mi restava che dare il 100% delle mie capacità. Gli argomenti erano interessanti tanto quanto complessi, ma la mia determinazione era sopra a ogni cosa. Mi impegnai al massimo e passai l'esame con il massimo dei voti 💯.
Alla migliore del corso veniva offerta la possibilità di intraprendere uno stage di 6 mesi presso la struttura, questa grandissima opportunità con immensa gioia fu offerta a me e a un’altra ragazza del corso, Karen; affrontai il mio ennesimo tirocinio, ma stavolta con non solo la speranza, ma la ferma determinazione di farmi confermare.

Il primo febbraio arrivò il grande giorno, era arrivato il momento di iniziare a lavorare sul campo. Le cose da imparare erano talmente tante che avevo paura di non farcela, ma non potevo e non volevo arrendermi. Ogni giorno cercavo di dare il massimo, mi applicavo, ero curiosa, avevo molta voglia di imparare.

Non posso dire che sia stato tutto facile e che non ci siano state incomprensioni, come quella volta in cui venni ripresa da una responsabile: eravamo un po’ in ritardo, dovevo pulire lo studio e riprepararlo, ma mi era anche stato chiesto di andare a chiamare un paziente al posto di una collega; il mio carattere passionale e la mia giovane età non mi hanno fatto reagire molto bene, quando mi sono sentita dire di dovermi velocizzare. Mi sembrava già di dare il massimo, così mi è scappato di rispondere a tono, cosa che in clinica non viene mai tollerata e che mi è costata un severo rimprovero dalla capo assistenti.

Ero amareggiata, anche perché Elisabet per me era e rimane il mio modello di assistente, ma soprattutto perché lei aveva creduto in me e nel mio talento fin dall’inizio e mi spiaceva averla delusa: è molto severa e temevo sarebbe stato duro recuperare la sua fiducia, ma un po’ per carattere un po’ perché non volevo assolutamente mollare, ho reagito con un impegno ancora maggiore, per essere sempre irreprensibile in tutto.
Giorno dopo giorno le soddisfazioni iniziavano ad arrivare, infatti grazie all' impegno, alla costanza e al sostegno da parte di tutte le persone che hanno creduto in me, è arrivato il grande giorno, il 27 luglio 2018.

Era un giorno lavorativo come un altro, mi ricordo ancora che in quel momento stavo sistemando uno studio operativo, quando ad un tratto arrivò Ilenia (la responsabile del personale) dicendomi che il direttore della clinica, il Dr. Mario, voleva parlarmi nel suo ufficio.
Mancavano quattro giorni alla scadenza del mio contratto, immaginavo che il motivo della convocazione fosse quello. Ero agitata, non sapevo cosa pensare, in quel momento mi è passato per la testa tutto il lasso di tempo percorso all'intero della clinica, tutte le mie speranza, la mia motivazione, il mio impegno, ma anche gli inevitabili errori e i momenti di scoraggiamento, quando si richiedeva veramente tanto da me e avevo paura di non reggere l’estrema disciplina e severità a cui ero sottoposta.

Parlammo un po’ e iniziarono a chiedermi come valutavo i miei mesi di tirocinio, non sapevo se fosse un buon segno oppure no, ma ad un certo punto queste furono le parole del dottore: “LA CONFERMIAMO”. Non ho realizzato subito, non ho praticamente reagito, il dr. Mario continuava nel suo discorso, ma io ero come imbambolata, non sentivo più le sue parole, dentro di me era come esploso qualcosa, una serie di emozioni tutte insieme che si trasformarono in un pianto di gioia.

Ero felice 😁, non solo perché avevo raggiunto il mio obiettivo, ma perché l'impegno e la dedizione erano finalmente stati premiati.
Questo lavoro e le persone che mi hanno accompagnata nel mio percorso di crescita mi hanno insegnato a non mollare mai, a credere in me stessa e a dare il massimo sempre!

Adesso con immensa soddisfazione posso dire di svolgere giorno dopo giorno il lavoro che amo e di essere a tutti gli effetti una assistente alla poltrona, mi auguro che il mio cammino sia sempre in crescita, ma raggiungere un traguardo grazie all’impegno personale è qualcosa che riempie di orgoglio e di speranza per il futuro!

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