/ La nostra storia

Storia della Clinica: cap. 8

Dove eravamo rimasti? Ah, sì… all’estate dell’apertura della Clinica.
A settembre 2016 finalmente la Clinica era pronta ad aprire le sue porte al pubblico.

Se riguardo l’agenda precedente a quel giorno (in effetti, grazie alla maestria informatica del mio socio Fabio Soggia che ha programmato il nostro gestionale, è possibile consultare ciascun giorno fin dall'inizio della nostra attività, cosa che ha creato molto stupore e meraviglia in una giovane collega, abituata a vedere agende cartacee, mai con un’attenzione direi quasi storica alle vicende dei pazienti e degli operatori…) è tutto un susseguirsi di infiniti appuntamenti con elettricista, tecnico dei riuniti, prove di vario genere. In effetti costruire praticamente la Clinica ha richiesto il suo impegno (reso relativamente più semplice da un’accurata e maniacale progettazione), qualche contrattempo sicuramente c’è stato, ma prontamente risolto: darle vita, far scorrere energia nelle vene di cavi e connessioni, siano esse analogiche o digitali, questa è tutt’altra storia!

Avete presente il primo trapianto di rene? Quando il dottor Murray, dopo un'operazione durata decine di ore, attese il risveglio del paziente per verificare il risultato di quanto nessuno aveva mai osato prima? Chissà che trepidazione in quella manciata di minuti che coronano gli sforzi o decretano il fallimento, non solo presente, ma di anni di ricerca e studio. E’ il momento topico, cruciale, in cui si affronta la più temibile delle domande: funzionerà? Sarà un successo o un fallimento? Non sono sufficienti impegno, attenzione, programmazione, intercettazione delle problematiche…

In quel momento, fai un respiro e pigi il pulsante, trattieni il fiato qualche secondo o frazione di secondo (che paiono eterni e dilatati in questa attesa) e aspetti.

E ascolti.

Ascolti il brontolio in lontananza del compressore, il cuore meccanico dello studio, che pompa aria compressa in ciascun riunito.
Ascolti il lampeggiare frenetico, ma asettico delle spie della sala server, il cervello dello studio, che governa ogni cosa, luce, acqua, aria, accesso, allarmi.
Ascolti te stesso e il collega respirare piano piano, lentamente, dopo l’apnea.
Ascolti i vostri occhi che scrutano l’aria nella ricerca di un rumore non noto, magari solo un fremito o un ronzio, indizio di qualche anomalia in fasce.
Ascolti e tutto sembra come te l’eri immaginato: un rumore più forte che spezza il silenzio, lo stesso rumore che si cheta diventando un’accompagnamento di sottofondo, di cui un orecchio normale si scorda, ma che l’orecchio di chi ha "osato sognare" continua a monitorare e valutare, come i bip dei parametri vitali di un paziente in sala rianimazione.
Ascolti il sorriso che timido spunta dalle labbra tese dallo sforzo e dalle aspettative, lo ascolti incurvarsi lentamente sul tuo viso e su quello del collega.
Ascolti tutto il resto che ritorna a essere presente nella tua percezione sensoriale.

E vita fu…

Non fu facile costruire la Clinica, ma darle vita non solo il primo giorno, ogni giorno, riempirla di vita, è ancor più necessario, anche se faticoso.

Quando mi sedetti la prima volta sugli sgabelli dello studio di "Ortodonzia 1" fu strano e piacevole. Strano perché era tutto nuovo, piacevole perché era qualcosa che avevo scelto o contribuito a scegliere, a creare.

Per chi, come me, ha iniziato come collaboratore in vari studi, è strana la sensazione di avere uno studio proprio: anche se sei socio, se, nell’arco di alcuni anni, sospendi le collaborazioni per dedicarti totalmente alla Clinica, all’inizio ti senti sempre ospite, non sei completamente a tuo agio. E’ stato necessario sin da quel primo giorno di settembre, impegnarsi per trovare un affiatamento con persone che conoscevi (anche se eravamo veramente in pochi all’inizio), ma con cui non avevi mai lavorato a stretto contatto, cercando di non lasciare nulla in sospeso (discussioni, problemi clinici o relazionali, in particolare…) perché l’indomani l’avresti trovato nuovamente ad accoglierti sorridente sulla soglia dello studio.
Lavorare in Clinica, soprattutto negli ultimi anni, mi ha permesso - e penso abbia dato l’opportunità a tanti colleghi e dipendenti - di riscoprire la bellezza e l’impegno necessario per instaurare e far crescere ed evolvere rapporti umani “continuativi”, improntati alla sincerità, autenticità, lealtà, intraprendenza, collaborazione… aspetti e doti che, anni dopo, si concretizzeranno in un elenco a cui ispirarsi nel lavoro quotidiano, ma anche nella vita fuori dalla Clinica.

Lo stesso rapporto di lunga data abbiamo avuto la fortuna di instaurarlo con la maggior parte dei nostri pazienti e con quelli che verranno: nella tendenza tutta moderna di preferire prestazioni di scarsa qualità purché a basso costo, slegate totalmente da uno o più professionisti che ci mettano la faccia e che possano essere “ritrovati” nella stessa sede anche a distanza di tempo, mi colpisce enormemente rivedere gli stessi visi anno dopo anno…

Vuol dire che, almeno in parte, abbiamo saputo conquistare e ricambiare la fiducia di tante persone che si sono messe nelle nostre mani e che hanno decretato il successo del nostro ambizioso progetto! Scorrendo l’agenda dell’8 settembre 2010, rivedo i nomi di alcuni miei pazienti, allora bambini, oggi giovani adulti che tutt’ora incrocio nei corridoi della Clinica o nel cui nome incappo casualmente dando una sbirciata agli appuntamenti fissati per la giornata.

Vederli crescere testimonia lo scorrere inesorabile del tempo, ma è anche un dono speciale, quello di poter curare persone che hanno rinnovato negli anni la loro fiducia. Vederli cambiare, intraprendere carriere lavorative o universitarie, sposarsi, avere figli a loro volta oppure semplicemente invecchiare e dover affrontare le sfide che la vita offre a ciascuno di noi E’ VITA.

E’ partecipare in qualche modo alla vita degli altri, anche solo per il tempo di un controllo annuale, in cui si riallaccia un rapporto continuativo di cura e fiducia reciproca, come recita la nostra mission: "La nostra missione è realizzare insieme il sorriso che avete sempre sognato e custodirlo per la vita come se fosse il nostro".

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