/ La nostra storia

Storia della Clinica: cap. 6

Non è una cosa così frequente poter costruire il proprio spazio lavorativo e ritagliare “su misura” ambienti, colori, dinamiche ed ergonomia lavorativa. E' come quando sei stato in affitto in un appartamento semi-ammobiliato per alcuni anni e finalmente compri casa!

Ogni piastrella, ogni quadro, il colore delle pareti è scelto, valutato, “amato” perché ti piace, perché incarna un po’ quello che sei, quello che vorresti essere, perché è ciò che hai desiderato e immaginato e adesso puoi farlo diventare realtà: la costruzione interiore che hai realizzato, cesellandola fino al più piccolo particolare, ora può e deve uscire e realizzarsi in qualcosa di tangibile e pratico. Il budget iniziale non lo rispettammo, ma non volevamo scegliere niente di meno, per noi e per i nostri pazienti: l’avremmo fatta una volta sola la Clinica (così almeno pensavamo allora…), non avrebbe avuto proprio senso lesinare in qualità o funzionalità per risparmiare qualcosa nell’immediato e pentirsene poi per sempre!

Nell’estate del 2010 nel cantiere della clinica che stava nascendo, riecheggiava il tormentone canoro di Shakira (Waka Waka), dal suono caratteristico e prima d’allora mai sentito delle vuvuzela (che a me richiamano moltissimo il rombo minaccioso di uno sciame d’api gigantesco).

Ci accompagnò in quell’estate uno sfolgorante duo femminile, la già citata Shakira e Lady Gaga, regine incontrastate delle hit parade internazionali, mentre l’Italia rispondeva con un nostrano Jovanotti e il suo malinconico Baciami ancora 🎤.

L’apertura nel settembre 2010 non ha rappresentato un evento eclatante, uno di quelli che salgono agli onori della cronaca, ma per tante persone, noi — coinvolti direttamente — e per tanti nostri pazienti, rappresentò la fine di un’epoca e l’inizio di qualcosa di nuovo.

In realtà tutto iniziò ben prima dell’estate, ma abbiamo sudato letteralmente sette camicie tra luglio e agosto, quando a Pinerolo le opere strutturali volgevano ormai al termine: non potevamo permetterci neppure un giorno di ritardo, perché avevamo investito tutto quello che avevamo (e anche quello che non avevamo 😰) e non c'era più lo studio a Scalenghe che chiuse definitivamente per la parte odontoiatrica l'ultima settimana di luglio del 2010.

Alcuni potrebbero obiettare che si trattava “solo” di aprire un altro studio odontoiatrico, sicuramente un po’ fuori misura, direi taglia XL, ma nulla di più, che ci sarà mai di così complicato? Se si pensa ad alcune realtà odierne, in cui il numero di postazioni operative è anche più alto che in passato, potrebbe sembrare ordinaria amministrazione, ma quasi 10 anni fa era qualcosa di avveniristico, persino un po’ folle, soprattutto per una realtà cittadina come Pinerolo.

Nessuno studio dentistico aveva 7 postazioni e certo allora ci sembrava gigantesco e neppure immaginavamo che solo 6 anni dopo saremmo stati costretti a raddoppiarlo, arrivando a 14 sale operative!

Semplicemente allora in Pinerolo (e nella stragrande maggioranza delle città italiane) non esisteva ANCORA nulla del genere.

Inseguendo una visione e un progetto azzardato (non avventato o sconsiderato, diciamo, piuttosto, audace) ci imbarcammo nella realizzazione pratica di quanto per mesi e mesi aveva impegnato i colleghi e parte del personale in una progettazione e realizzazione virtuale minuziosa, perché, per davvero ogni singola presa telefonica o punto luce è stato studiato, disegnato virtualmente, renderizzato tridimensionalmente, rivalutato, cambiato o finalmente approvato.

Un lavoro immane, se si pensa ai moltissimi metri quadrati, fra calpestabili e verticali (sicuramente più complessi da organizzare e rendere funzionali) che costituiscono il primo piano della Clinica.

Che estate! ☀️

Un adagio recita: chi non ha testa mette gambe, ma nell’estate del 2010 nessuno di noi ha lesinato nulla, fosse testa o gambe, anzi, in generale fu richiesto a tutti di dare il massimo di entrambi…

Se penso a cosa ha significato per davvero aprire la Clinica nei mesi estivi del 2010, la prima cosa che mi viene in mente è FATICA! Me la ricordo bene la sensazione di polvere sulla pelle sudata, di caldo soffocante, acutizzato dalle molte finestre a tutta altezza non ancora schermate, di poche boccate di aria fresca che si riuscivano a creare con ingegnosi giochi di aperture che potessero generare un po’ di corrente… Mi ricordo bene tutto e se lo ricordano bene anche le nostre dipendenti che, sul finire di luglio e nel mese di agosto, dedicarono tanti loro giorni a seguire e ripulire il cantiere.

Tutti quelli che hanno fatto un trasloco o hanno avuto lavori in casa, sanno perfettamente quanto può essere galvanizzante e demoralizzante allo stesso tempo un cantiere da sistemare: pulisci da una parte e, alcuni secondi dopo, sembra che i tuoi sforzi siano stati vanificati perché, come una tela di Penelope maledetta dall’entropia e dalla polvere, tutto ripiomba sotto una coltre di macerie, disordine e sporcizia. Fu molto frustrante in molti momenti e sicuramente se il numero di persone coinvolte non fosse stato così alto e le persone così motivate, la stanchezza avrebbe preso presto il sopravvento.

Quell’anno, le vacanze di noi soci furono una manciata di giorni in montagna a cavallo di Ferragosto, giusto per non stramazzare il giorno dell’apertura che era fissato al 6 settembre: non sarebbe stato un buon inizio inaugurare la Clinica con lo svenimento di un operatore però, quello sì, che avrebbe fatto notizia!!!!

Quella data ce l’avevamo tatuata a fuoco nella mente perché era la nostra deadline, un valico temporale da non oltrepassare, per nessuna ragione: lavoro ad oltranza in cantiere, nottate trascorse in Clinica per terminare entro un preciso giorno, improrogabile, perché i vari artigiani si potessero avvicendare in una coreografia studiata da Mario e Fabio — registi inflessibili e vincolanti —  degna di un musical hollywoodiano, dove i tempi scenici sono tutto e la sincronizzazione arriva a livello di arte cronometrica!

E’ stata un’emozione e una fatica intellettuale enorme scegliere ogni cosa, dico proprio OGNI SINGOLA COSA; fu progettato ogni cm quadrato di ciò che si vede al 1° piano, nulla fu lasciato al caso o alla volontà di qualcuno che non fosse coinvolto nella Clinica.

Non fu facile progettare tutto e ottemperare ai mille obblighi burocratici che, per una struttura sanitaria, sono molti e necessari, ma non fu neppure troppo difficile innamorarsi delle porte a tutt’altezza in cristallo, delle sinuose pareti in legno o del tecnico e malleabile Corian® con cui furono progettati e realizzati tutti i mobili, perché nessuno in commercio ci soddisfaceva appieno.  

La Clinica è stata pensata per durare nel tempo, è stata concepita per essere qualcosa di piacevole, di personale, di qualità: non volevamo fare qualcosa di troppo legato alle mode o appariscente: tutto subito piace, ma poi, alla lunga, perde la sua contemporaneità e diventa, nella migliore delle ipotesi, un vintage eccentrico oppure un datato senza carattere, opaco per il trascorrere degli anni e dell’uso; volevamo creare qualcosa di più classico (e chi viene in Clinica lo vede chiaramente), qualcosa che incontrasse il nostro gusto e non ci stufasse negli anni, ma che al contrario fosse bello e piacevole a vedersi non solo con gli occhi di trentenni, ma anche con quelli di una persona più matura.

L’impronta estetica principale è molto classica, con qualche accenno a elementi puliti e netti (cristallo, acciaio, alluminio, già abbondantemente presenti nello stile del palazzo che ci accoglieva), mentre la parte operativa è sbilanciata maggiormente verso materiali moderni, batteriostatici, durevoli, con linee nette e semplici (the less is more, insegna qualcuno…).

Il meglio doveva ancora arrivare...

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