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EH/MIH Epidemia silenziosa

La dr.ssa Gloria Elia, pedodontista della Clinica dentale Cappellin, parla di due patologie sempre più diffuse e che spesso passano inosservate, mettendo a serio rischio i denti permanenti dei bambini.

EH e MIH sono due acronimi inglesi che significano “Enamel Hypomineralization” e “Molar Incisor Hypmineralization”: in traduzione indicano una ipomineralizzazione dello smalto dei denti permanenti, ovvero i denti che sostituiscono i dentini da latte nei bambini.

I dentisti pediatrici hanno iniziato a notare come questa “debolezza” dello smalto sia sempre più frequente, tanto che (secondo le statistiche riportare negli articoli scientifici sotto citati) arriva a interessare più di un bambino ogni 10, una frequenza davvero preoccupante, se si pensa che nella maggior parte dei casi i genitori se ne accorgono quando ormai i danni ai denti dei loro bambini sono molto gravi.

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Parliamo di “epidemia silenziosa” non per inutile allarmismo, bensì per attirare l’attenzione su una patologia che è possibile prevenire con una diagnosi precoce e soprattutto con una corretta prevenzione. Solitamente si tende a considerare “epidemia” solo una malattia infettiva altamente contagiosa, ma negli ultimi decenni questa malattia sta aumentando la sua diffusione senza che se ne parli a sufficienza. Speriamo con questo articolo di poter fornire informazioni utili, affinché i genitori sappiano e comprendano che c’è un’alta probabilità che i propri figli possano manifestare questa problematica e si possa quindi intercettare, intervenendo per tempo.

La visita periodica di prevenzione è l’investimento migliore per la salute dei propri bimbi: in questa sede vengono individuate eventuali problematiche, ma soprattutto si forniscono ai genitori le informazioni indispensabili per poter essere “sentinelle” nell’individuazione precoce di qualsiasi cambiamento, in modo da potersi rivolgere tempestivamente al dentista. 

Finora abbiamo dato solo brutte notizie, per fortuna ce ne sono anche di belle: la prima è che vi sono diverse forme e gravità in cui questa patologia si manifesta, la seconda è che la maggior parte delle volte, se riconosciuta per tempo, è possibile porre rimedio prima che si verifichino danni gravi allo smalto dei denti permanenti.

Il caso di Tommaso

“Dottoressa, ma com’è possibile????”

Prendo un bel respiro, sorrido e cerco di trasmettere alla mamma di Tommaso tutta la serenità di cui sono capace. Conosco bene quello sguardo un po’ angosciato e convinto di doversi addossare tutta la responsabilità, come se una voce nella testa avesse già iniziato a rimordere incessantemente: “Se qualcuno me l’avesse detto, l’avrei fatto, certamente… Sono anni che facciamo controlli e nessuno me ne aveva mai parlato… Sono una brava madre, tengo alla salute di mio figlio, non l’ho trascurato…  abbiamo messo per anni l’apparecchio, come è possibile che nessuno l’abbia mai notato?”.

Proprio qui sta il nocciolo della questione: nello sguardo incerto e preoccupato della mamma di Tommaso si legge chiaramente che non era stata informata del rischio che i denti permanenti possano presentare alterazioni dello smalto, che li rendono molto più vulnerabili alle carie.

Nonostante siano ormai decenni che chi si dedica alla salute della bocca dei piccoli pazienti sa che sempre più la prevenzione si gioca rinforzando lo smalto fragile e immaturo di tanti piccoli denti.

Spiegando alla mamma di Tommaso che questa malattia è sempre più frequente e colpisce il 12-13% dei bambini, capivo benissimo che per lei fosse una magra consolazione: quando si tratta dei propri cari, le statistiche hanno ben poco valore, soprattutto se ti capita di esserne coinvolto.

Avrei voluto tranquillizzarla, ma in effetti la situazione era già piuttosto seria: se tuo figlio piange lavando i denti o bevendo acqua fresca, se evita di masticare sull’ultimo dente, proprio quello appena spuntato, perché è così sensibile che qualsiasi cosa lo sfiori gli procura una fitta tanto dolorosa che neppure con la forza riesci a pulirgli i denti, la patologia è già a un livello avanzato.

Molti genitori pensano siano capricci, che i figli esagerino perché non hanno voglia di lavarsi i denti: guardando in bocca si vede una macchia più scura, ma non sembra una carie, non si vedono “buchi” e soprattutto il dente è appena uscito, possibile che si sia già cariato?

Purtroppo l’MIH colpisce proprio di preferenza il primo molare permanente, uno dei denti più importanti della bocca, il dente su cui si dovrebbe masticare per tutta la vita, ma che probabilmente non sarà così resistente da poterlo fare, anzi se trascurato potrebbe anche essere così compromesso da doverlo estrarre già in tenera età.

Una forma lieve di EH, resa evidente dalla decolorazione opaca di tipo “gessoso” del dente centrale superiore. 

Quel colore marroncino-giallastro, così strano, con quell’aspetto friabile, immaturo, poco resistente, fragile, è il sintomo di uno smalto così delicato da far sentire ogni stimolo (caldo, freddo, dolce, acido) e farlo percepire come una staffilata, come una scossa che non passa subito, ma impiega qualche secondo per andar via. Per questo il bimbo non ci mastica sopra: anche le setole dello spazzolino, che a noi appaiono morbide, per il suo dente fragile sembrano una paglietta di ferro.

E ogni giorno è un po’ peggio perché la sensibilità si acutizza, lo smalto si consuma, i batteri e la carie iniziano a distruggere il dente appena spuntato, con una velocità maggiore proprio perché lo smalto è debole e lo spazzolamento diventa controproducente, se non effettuato con particolari precauzioni.

Continuo la visita e Tommaso ha un “bel” programma davanti a sé: dovrà curare tre molari definitivi, spuntati da poco più di sei mesi, forse riusciremo a devitalizzarne solo uno, speriamo… Mi piange il cuore quando occorre arrivare a questo, perché un dente devitalizzato in tenera età ha un’alta probabilità di indebolirsi e fratturarsi (considerando l’età di un bambino e l’aspettativa di vita attuale, diventa quasi una certezza dover intervenire nuovamente su un dente trattato in età giovanile).

Una forma grave di MIH, che colpisce molteplici denti, con alterazioni più profonde nella resistenza dello smalto.

Un passo per volta, iniziamo a cambiare le abitudini alimentari: purtroppo non basta eliminare i dolci, bisogna evitare tutta una serie di cibi acidi, iniziare a rinforzare questi denti “malati” e la bocca in generale (perché anche altri denti potrebbero manifestare lo stesso problema in forma più lieve) per poterli poi curare in modo corretto.

A quel punto solitamente i genitori si allarmano e vorrebbero risolvere il prima possibile il problema, pensando che siano sufficienti otturazioni, ma questo tipo di indebolimento dello smalto è subdolo e non permette di far “aderire” direttamente il materiale di otturazione, almeno fino a quando non si è rinforzato e reso simile allo smalto sano. La mamma di Tommaso mi incalza: “Ma non possiamo farlo subito?… oggi ha tempo???’”. Purtroppo non si tratta di un intervento singolo, ma di un percorso di cura per rinforzare lo smalto dell’intera bocca: “Signora, la comprendo benissimo, ma lei tinteggerebbe una parete piena di muffe e infiltrazioni d’acqua? Secondo lei, quanto durerebbe la nuova vernice? Prima occorre rendere sano e resistente il dente e poi curarlo; toglieremo subito la carie, ma per eseguire l’otturazione definitiva dovremo aspettare” e rivolgendomi al piccolo paziente: “Vedrai Tommaso, sarà bello poter tornare a masticare senza aver male, poter bere senza avere tutti i denti che si ghiacciano e fanno male anche solo se si respira dalla bocca!”.

Questo è il protocollo, ci vorrà un po’ d’ impegno per consolidare nuove abitudini in molte sedute di educazione e di controllo, ma attualmente questa è l’unica soluzione! Ci stanno lavorando da tempo i medici specializzati in bambini, non si conosce ancora la causa, ma l’unico rimedio certo è rinforzare lo smalto, aiutarlo a terminare la maturazione, prima che subisca danni troppo grandi.

Vedo Tommaso con gli occhi luminosi, perché ha capito che finalmente qualcuno capisce il suo inspiegabile mal di denti; la mamma un po’ pensierosa dovrà trovare con il papà il modo di incastrare gli appuntamenti con la scuola, il basket e le lezioni di pianoforte…, ma l’investimento di tempo e risorse in prevenzione ritorna moltiplicato in futuro, come salute e risparmio!


Come riconoscere EH ed MIH

Sono alterazioni dello smalto che colpiscono sia i denti da latte sia quelli definitivi. I sintomi sono:

1. estrema sensibilità e dolore al freddo, in masticazione, durante lo spazzolamento dei denti

2. macchie biancastre / giallo senape / marroncine (a seconda del livello di gravità ed evoluzione)

3. estrema velocità e aggressività delle carie

Qualora il bimbo, anche in tenera età, manifesti uno o più di questi sintomi, è importante rivolgersi al più presto al proprio curante di fiducia: la patologia colpisce (in diverse forme e gravità) più di un bambino su 10 e la tempestività della diagnosi precoce e delle cure di prevenzione è fondamentale.


Il caso di Emma e Chiara

Emma, la prima di due sorelle, ha 11 anni e un paio di anni fa in una visita di controllo si è rilevata l’EH, per fortuna in forma non troppo aggressiva, ma comunque abbastanza da rendere necessario un cambio di alimentazione e sedute di remineralizzazione per rinforzare lo smalto.

In precedenza un collega le aveva eseguito un paio di otturazioni in composito, che ogni tanto venivano rifatte o ampliate visto che lo smalto, indebolito, non si stabilizzava e continuava a rompersi e a infiltrarsi. I genitori avevano pensato fosse strano, perché non aveva mai avuto carie e tutto d’un tratto erano comparsi due enormi buchi sui molari. Dopo aver visitato Emma e aver diagnosticato l’EH, tutto è risultato chiaro e attualmente è sotto controllo: la famiglia è molto partecipe, viene regolarmente ai controlli e segue con scrupolosa attenzione le istruzioni date.

In questo caso è andata molto bene: basterà in futuro sostituire le otturazioni con intarsi, più resistenti e stabili, non appena avremo finito con l’apparecchio per allineare i denti.

“Come va Emma? tutto bene?” e lei gioiosa risponde: “Sì, tutto bene!”. Ecco quello che vogliamo sentire: non ce lo dice solo il paziente, ma lo confermano anche le radiografie, il Diagnocam (un esame non invasivo di transilluminazione che permette di individuare non solo carie, ma anche semplici demineralizzazioni) e il controllo visivo.

Chiara, la sorellina più piccola di 4 anni, è con la nostra igienista Fabiana, la vedo passare in corridoio mano nella mano con la Dottoressa: oggi è il quarto mese del programma di igiene e applicazioni di vernici rinforzanti in studio.

Ormai è di casa: saluta tutti con la manina libera, si siede, scherza con la Dottoressa e ha persino voluto conoscere i tecnici che hanno fatto l’apparecchio di Emma fucsia e con i brillantini, per sapere se un giorno ne potranno fare uno così bello anche per lei!

L’espressione della mamma di Emma e Chiara è molto diversa da quella della mamma di Tommaso. E’ serena: dopo l’esperienza di Emma, ha portato Chiara alla sua prima visita quando aveva 3 anni, per non correre rischi.

Abbiamo così potuto iniziare anche con Chiara il programma di rinforzo e protezione, il nostro “BELLI FORTI”: non ci sono segni di carie, lo smalto dei denti da latte ha un colore un po’ irregolare in alcuni punti, ma è forte, resistente.

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Conclusione

Cosa ha fatto la differenza nei due casi? Una visita precoce da un operatore esperto e che si dedica alla cura dei piccoli pazienti, per individuare eventuali anomalie prima che possano creare danni. Anche in questo caso vale il detto: “Prevenire è meglio che curare!”.


Articoli scientifici per approfondire

Nishita Garg et al., Essentiality of Early Diagnosis of Molar Incisor Hypomineralization in Children […] Int J Clin Pediatr Dent. 2012 Sep-Dec; 5(3): 190–196.

Padavala S et al., Molar Incisor Hypomineralization and Its Prevalence, Contemp Clin Dent. 2018 Sep;9(Suppl 2):S246-S250.

Daly D  et al., Molar Incisor Hypomineralisation: clinical management of the young patient, J Ir Dent Assoc. 2009 Apr-May;55(2):83-6.

Mishra A et a., Molar Incisor Hypomineralization: An Epidemiological Study with Prevalence and Etiological Factors in Indian Pediatric Population. Int J Clin Pediatr Dent. 2016 Apr-Jun;9(2):167-71. doi: 10.5005/jp-journals-10005-1357.


Disclaimer: i casi riportati sono reali, i nomi sono stati cambiati per tutelare la privacy dei piccoli pazienti e delle loro famiglie: le foto nell’articolo sono esemplificative e NON correlate a questi casi specifici.


Clinica dentale Cappellin, autorizzazione sanitaria n° 60bis

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